Il cappotto termico è la soluzione che tutti stanno adottando per la propria casa, per aumentare il comfort e la qualità della vita
Tante famiglie italiane hanno deciso di intervenire sull’involucro delle proprie abitazioni per migliorare comfort e sostenibilità. Il tema dell’efficienza energetica è entrato nel quotidiano di chi ogni mese si trova a fare i conti con bollette sempre più care e case spesso difficili da riscaldare o rinfrescare.

Il cappotto termico è una soluzione che promette isolamento, risparmio energetico e maggior benessere interno, ma cosa significa davvero installare un cappotto termico, come funziona e quali sono i reali effetti che si percepiscono una volta completato il lavoro?
Come funziona il cappotto termico
Il concetto alla base del cappotto termico è semplice: si tratta di avvolgere l’edificio con uno strato isolante, applicato esternamente alle pareti, che riduce in modo significativo gli scambi di calore tra interno ed esterno. In inverno, questo strato limita la dispersione di calore generato dal sistema di riscaldamento verso l’ambiente esterno, consentendo di mantenere temperature più elevate al chiuso con meno energia.

In estate, la logica è simmetrica, perché lo stesso isolamento ostacola l’ingresso del calore esterno verso l’interno dell’abitazione. Il risultato atteso è quindi un ambiente più stabile e confortevole durante tutto l’anno, una riduzione degli sprechi e, di conseguenza, minori costi in bolletta.
Come spesso accade con soluzioni che spiccano per la loro apparente semplicità, è fondamentale comprendere come il cappotto termico agisce nel complesso sistema di un edificio. Non basta “mettere il cappotto” per ottenere miracoli in termini di efficienza: la prestazione finale dipende da molti fattori, tra cui la qualità del materiale isolante scelto, lo spessore dello strato, la corretta posa in opera e soprattutto la coerenza dell’intervento con l’architettura e gli impianti della casa.
Il materiale utilizzato per il cappotto termico può variare, ma tra i più diffusi ci sono polistirene espanso, lana di roccia, fibra di legno e altri isolanti naturali o sintetici. Ognuno di questi materiali ha caratteristiche proprie in termini di conducibilità termica, resistenza all’umidità e comportamento meccanico. Materiali con bassa conducibilità termica sono in grado di isolare meglio con spessori più contenuti, ma possono avere un costo superiore. Isolanti più economici possono richiedere spessori maggiori per ottenere prestazioni equivalenti, con un impatto estetico e di spazio diverso.
La posa corretta è un altro elemento che non può essere sottovalutato. Un cappotto termico realizzato male, con giunti mal sigillati o con punti di discontinuità, può creare ponti termici, ovvero zone in cui il calore trova un percorso preferenziale per passare dall’interno all’esterno. Questi ponti termici vanificano gran parte del lavoro di isolamento e possono persino dare luogo a problemi di condensa e umidità superficiale sulle pareti interne, con conseguente rischio di muffe visibili o invisibili.
In molti casi chi abita in un appartamento o in una casa con isolamento esterno afferma di percepire immediatamente una maggiore uniformità delle temperature interne: non si avvertono più quelle “zone fredde” vicino alle pareti esterne, e la sensazione complessiva di comfort migliora.
In inverno, il calore generato dall’impianto si mantiene più a lungo, e non è necessario tenere il riscaldamento acceso a lungo per ottenere un livello termico soddisfacente, mentre in estate, lo strato isolante riduce l’irraggiamento diretto delle pareti, contribuendo a mantenere gli ambienti più freschi anche nelle ore più calde della giornata.




